27.03.2026Trentino

I frequentatori dei rifugi del Trentino

Presentazione dei risultati di uno studio condotto da TSM – Accademia della Montagna

Lo studio «I visitatori dei rifugi del Trentino» aveva l’obiettivo di analizzare il profilo di coloro che pernottano nei rifugi. È stato promosso dal Servizio Turismo e Sport della Provincia Autonoma di Trento e realizzato dall’Accademia della Montagna TSM in collaborazione con l’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Trentino Marketing e l’Università di Trento.

«I dati mostrano – afferma l’assessore provinciale al turismo e alla promozione del territorio Roberto Failoni – che, accanto a una presenza forte e costante di residenti trentini nei nostri rifugi, incontriamo anche molti europei e un numero crescente e significativo di turisti provenienti dal Nord e dal Sud America. Lo straordinario sistema dei rifugi alpini rappresenta una risorsa preziosa per il Trentino e questo studio ci fornirà indicazioni utili e importanti per riflettere insieme su come valorizzarlo ulteriormente».

Alcuni dati di sintesi

Quasi l’80% dei visitatori si definisce «esperto di montagna» e, con un elevato livello di conoscenza, ricerca consapevolmente un’esperienza di «immersione e ritiro». Si informa attivamente attraverso diverse fonti sull’itinerario dell’escursione e presta attenzione alle tematiche ambientali, mantenendo una concezione della montagna come spazio di libertà, in cui le restrizioni sono ritenute legittime soprattutto quando proteggono l’ambiente.

Le modalità di visita sono differenziate. I visitatori italiani (52,4%) si identificano più spesso come «trekker» o «vacanzieri occasionali», pernottano per uno o due giorni e vivono il rifugio come meta. I visitatori stranieri (47,6%), in particolare provenienti dalla Germania, i Paesi Bassi, gli Stati Uniti e il Regno Unito, presentano profili più tecnici, con una forte presenza di escursionisti d’alta quota e alpinisti, e utilizzano il rifugio come punto d’appoggio all’interno di itinerari di più giorni.

Ulteriori ambiti di indagine si sono concentrati sul ruolo dei rifugisti, sulle aspettative rispetto ai servizi offerti, sulla consapevolezza delle principali questioni ambientali e sulle modalità di reperimento delle informazioni. È emerso che l’ambiente montano viene percepito principalmente come uno spazio di disconnessione, più che come un luogo di presenza digitale.

Lo studio conferma che i rifugi rappresentano ancora una «presenza territoriale» imprescindibile per la montagna trentina; al tempo stesso, essi appaiono anche come un’infrastruttura sociale e culturale, uno spazio in grado di sostenere pratiche diverse, differenti livelli di esperienza e molteplici forme di relazione con l’ambiente alpino.

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